May 16, 2014

In più di una occasione, sempre più di frequente e nel mio ruolo mi  viene chiesto quale sia il reale valore generato da una iniziativa BICC [Business Intelligence Competency Center]. Sicuramente una domanda lecita per chi in azienda è agli inizi di questo percorso e lo vive  come una “disciplina” che potrebbe provocare colli di bottiglia, assorbire risorse, smorzare presto gli entusiasmi e infine aggiungere altre frustrazioni ai progetti in corso.

Dobbiamo tutti riconoscere che ad oggi non sono ancora disponibili studi e ricerche che coprano un orizzonte temporale significativo, e quindi il mio approccio spesso punta a un bilanciamento intelligente tra cautela e think positive. Le mie ultime esperienze dimostrano con buona continuità che un BICC ben strutturato causa molti più progressi lungo la BI Roadmap scelta, di quanti si riescano ad ottenere con qualsiasi altra componente del BI Program. Il ruolo deve essere decisamente interpretato in modo visionario, alla Evangelist per esempio.

L’attenzione deve essere inizialmente dedicata ad individuare le opportunità di BI e questo impone un pò di disciplina per procedere con un assessment – aspetto questo spesso sottovalutato a causa degli ovvi carichi di lavoro ordinari che non lasciano spazio alle risorse interne. Io propongo sempre di puntare inizialmente su un processo informale che aiuti la coesione di un primo nucleo di risorse che liberamente siano in grado di assorbire e condividere una nuova cultura di BI, andando ben oltre gli aspetti di reporting e data lineage.

I migliori risultati si ottengono solitamente puntando al centro-servizi BICC: un pool di risorse, tools, best practices, e soluzioni che siano facilmente accessibili agli utenti, condivisibili e ripetibili nel tempo. La disseminazione delle esperienze e dei servizi all’interno delle diverse funzioni e business unit aiuta sicuramente il line manager e il suo staff a trasformare il punto di vista sulla BI e spostare alcune decisioni dal piano tattico a quello strategico.

La realtà di tutti i giorni ci conferma che, mentre molte aziende stanno inserendo il BICC all’interno della loro visione strategica, le medio-piccole devono essere prima convinte dei vantaggi conseguibili e spesso richiedono una quantificazione degli stessi. Il valore è riconoscibile in ogni business e ad ogni livello da una attenta valutazione dell’impatto positivo sugli aspetti di coordinamento dei team, sul bilanciamento tra investimenti in tecnologia e formazione e soprattutto sulla “messa in circolo” di nuove best practices.

Un altro aspetto interessante sul valore espresso dal BICC risiede nella dimostrata capacità di quest’ultimo di supportare e stimolare il business nel momento in cui è necessario focalizzare la propria attenzione su nuove informazioni, a fronte dei movimenti laterali del proprio business (mercati emergenti, evoluzione del profilo clienti, innovazioni di prodotto/servizio, …). A parole questo switch sempre semplice e ovviamente necessario, nella realtà ho dovuto faticare non poco per superare un approccio conservativo che suggerisce talvolta di continuare ad analizzare “le informazioni che si conoscono bene e dalle quali otteniamo le risposte che ci aspettiamo”.

Ma la sfida vera non è saper meglio quello che già conosciamo, ma scoprire quello che non sappiamo! SDG – Innovative Intelligence Governance si propone questo! Vuoi approfondirne i contenuti e le modalità? Eccoci, oggi anche su questo blog!