Il concetto di digital health, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si riferisce a “un ampio termine ombrello che comprende l’eHealth, così come le aree in via di sviluppo quali l’uso delle scienze informatiche avanzate
11 May, 2022

Il concetto di digital health, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si riferisce a “un ampio termine ombrello che comprende l’eHealth, così come le aree in via di sviluppo quali l’uso delle scienze informatiche avanzate (per esempio, nei campi dei big data, della genomica e dell’intelligenza artificiale) e gioca un ruolo importante nel rafforzamento dei sistemi sanitari e della salute pubblica, aumentando l’equità nell’accesso ai servizi sanitari e verso la copertura sanitaria universale”.  

Tra gli ambiti di applicazione della digital health, l’OMS identifica la telemedicina e la mobile health (mHealth), le cartelle cliniche o sanitarie elettroniche e i wearables. Tutti argomenti che fino a prima della pandemia sembravano futuristici, ma che oggi sono diventati di grande attualità, tanto da essere stati posti al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) all’interno della Misura 6 Salute. Non si tratta di singoli interventi, quanto di una serie di azioni volte a costruire un intero ecosistema digitale. 

 

1. Una legge quadro per la telemedicina come leva della digital health 

È lo stesso PNRR a dettare le tappe dei cambiamenti in grado di trasformare la digital health in un modello che può rivoluzionare la Sanità nel nostro Paese. Lo sviluppo della telemedicina è una di queste e ha l’obiettivo di superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio. “L’intervento si traduce nel finanziamento di progetti di telemedicina proposti dalle Regioni sulla base delle priorità e delle linee guida definite dal Ministero della Salute”, si legge sulle pagine del Piano.  

Al momento è stato predisposto il documento “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di telemedicina”, adottato con Accordo in Conferenza Stato Regioni del 17 dicembre 2020, che disciplina l’erogazione di alcune prestazioni di telemedicina quali la televisita, il teleconsulto medico, la teleconsulenza medico-sanitaria, la teleassistenza e la telerefertazione. Il documento, tuttavia, non affronta aspetti chiave quali la certificazione di applicazioni e device che medico e paziente possono utilizzare a distanza. Per questo è urgente legiferare in merito. 

 

2. Cultura e organizzazione per una digital health con FSE al centro 

La telemedicina è uno dei fattori chiave della digital health intesa come ecosistema, ma non è l’unico. Tant’è vero che nel PNRR si legge, che per ottenere i finanziamenti, i progetti di telemedicina “dovranno innanzitutto potersi integrare con il Fascicolo Sanitario Elettronico”.  

Attualmente, in Italia si registrano 57.663.021 FSE attivi, cioè una percentuale vicina al 100%. Il problema, però, come ha rivelato l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, è che questa diffusione non corrisponde a un effettivo utilizzo. Solo il 38% degli italiani ne ha sentito parlare, mentre se ne è avvalso il 12%. Inoltre, l’alimentazione del Fascicolo da parte delle Regioni appare tuttora disomogenea, il che rischia di rendere lo strumento principale di raccolta digitale dei dati clinici dei pazienti una sorta di “contenitore” vuoto.  

Urge, perciò, operare contemporaneamente su due direttrici: una di natura culturale che coinvolga i cittadini in una maggiore consapevolezza sull’uso del Fascicolo, l’altra di carattere organizzativo che affianchi le aziende sanitarie locali nel processo di popolamento di questo documento essenziale per la sanità del futuro. 

 

3. L’integrazione delle tecnologie per una sanità sempre più connessa 

Il terzo cambiamento che occorre alla digital health riguarda il versante dell’integrazione delle tecnologie e dei sistemi, come si ricava dalla definizione stessa proposta dall’OMS, citata all’inizio, nonché da diversi studi come quelli condotti per esempio da Gartner che attribuiscono il ritardo del comparto ai silos dovuti ai sistemi IT legacy tuttora presenti. Questi studi tendono a convergere su un punto e cioè che la digitalizzazione in sanità si fonda sulla convergenza di tecnologie tradizionali e di frontiera, tra cui intelligenza artificiale e robotica, verso un ecosistema organico. Una convergenza resa possibile dalla forte connessione e interoperabilità tra device, piattaforme e applicazioni. È questa la base su cui poter fondare quegli strumenti di programmazione, gestione e controllo uniformi in ogni territorio che il PNRR contempla mediante “il potenziamento del Fascicolo di sanità elettronica attraverso la costituzione di un repository nazionale, lo sviluppo di piattaforme nazionali (telemedicina) e il rafforzamento di modelli predittivi”. Un obiettivo che passa necessariamente da una digital healthhealtch che sia anche connected health. 

 

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