Gli ambiti data-driven nel fashion rispondono a due esigenze, una di natura strategica e l’altra di carattere operativo.
20 Oct, 2021

Gli ambiti data-driven nel fashion rispondono a due esigenze, una di natura strategica e l’altra di carattere operativo. Soprattutto in uno scenario come quello attuale, dominato da una forte variabilità a cui ovviamente la crisi pandemica ha contribuito, essere in grado di avere informazioni chiave può guidare i brand anche in contesti di mercato così imprevedibili.  

Anzi, l’emergenza Covid-19, alla luce di quanto riportano diverse ricerche, a cominciare da quella condotta dall’Osservatorio Big Data & Business Analytics del Politecnico di Milano, ha reso ancora più evidente l’importanza dei dati per prendere decisioni rapidamente nei momenti di crisi. Seppure in calo a paragone degli anni precedenti, il trend di crescita del mercato degli Analytics continua comunque a segnare un +6% nel 2020, con una maggiore maturità da parte delle grandi aziende nel definire e applicare processi di decision making data-driven.  

Il fashion, in particolare, è un comparto che necessita, oggi più che mai, di attuare quell’approccio strategico e tattico-operativo garantito, appunto, da una dimensione data-driven. 

 

Come il data-driven nel fashion guida la strategia del CFO 

Per comprendere in che modo questo possa avvenire, si può fare riferimento alla figura del CFO (chief financial officer) che ha bisogno di pianificare con un orizzonte che non si limiti a quello stagionale, tipico dei cicli periodici dei brand della moda. Il CFO, infatti, per attuare una pianificazione strategica deve riuscire a integrare le analisi dei dati storici sulle performance economico-finanziarie (conto economico, vendite, margini ecc.) con tutte le informazioni provenienti dal mercato, che riguardano specialmente i clienti: nazionalità, fascia d’età, gender e così via.  

Basti pensare a che cosa significhi la presenza del brand in un determinato territorio rispetto al tipo di clientela che frequenta abitualmente quella zona. A causa delle chiusure dell’anno scorso, e in parte di quest’anno, il venir meno dei turisti cinesi e americani, ad esempio, ha costretto a rivedere le performance e la pianificazione sui negozi interessati, potenziando il canale e-commerce che fino a prima aveva avuto talvolta un valore marginale. 

 

Il data-driven per il fashion nella gestione operativa  

Un approccio data-driven nel fashion non solo aiuta il CFO a definire la strategia sul medio-lungo periodo, ma anche a ottenere dati per i forecast che supportano la sua azione operativa.  

In questo caso, avere a disposizione informazioni su tutto quanto attiene al capitale circolante e al cash flow potenzia le normali metriche utilizzate dal direttore finanziario. Ma il fattore aggiunto risiede nella possibilità di aggregare tutto questo in un’unica dashboard che sintetizza da una parte gli incassi dei negozi, degli wholesaler e del canale e-commerce, dall’altro tutte le uscite necessarie a finanziare la produzione, coprire le spese di gestione, pagare dipendenti e fornitori. Non solo. Il medesimo cruscotto consente di effettuare simulazioni basate su eventuali scenari che si dovessero presentare in modo repentino, come ormai abbiamo imparato nell’era del Covid-19.  

Per il CFO poter contare su uno strumento di analisi, alimentato dai dati e facilmente gestibile, lo mette in condizione di compiere le opportune azioni correttive con banche, fornitori o clienti

 

Non serve perfezione, ma adattabilità ai cambiamenti 

Dal punto di vista tecnologico, il data-driven nel fashion trova la sua collocazione ottimale all’interno di una piattaforma di integrated business planning capace di attingere a sistemi quali ERP e CRM, in maniera diretta oppure tramite un livello sottostante, un data warehouse che funga da collettore di dati per uniformare le diverse fonti. Al di sopra si posiziona il framework a beneficio del CFO che può utilizzarlo, come ricordato finora, sia nelle funzioni di pianificazione strategica sia per le chiusure a cadenza periodica.  

La chiave vincente, a ogni modo, non è tanto quella di puntare su un’accuratezza perfetta dei dati di forecast, che difficilmente si potrà mai ottenere visto che le previsioni possono anticipare gli eventi con un certo margine di approssimazione. La chiave vincente, semmai, sta nella flessibilità con cui le soluzioni data-driven per il fashion sono facilmente customizzabili e continuamente riadattabili a una realtà che cambia nei modelli di business, nella clientela, nelle condizioni di contorno. Solo così il CFO potrà dare risposte attendibili e in tempi rapidi al management, alle istituzioni finanziarie e al mercato

 

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