SDG ha lavorato alla realizzazione di due app che permettono il monitoraggio e il trattamento dei parametri vitali dei pazienti e che offrono numerose applicazioni in diversi settori. Ne abbiamo parlato con il CEO Luca Quagini
07 Aug, 2020

Da semplici tool di autodiagnosi a strumenti fondamentali: è questo il nuovo ruolo che hanno assunto negli ultimi mesi alcune innovazioni tecnologiche, rese indispensabili dall’emergenza sanitaria.

In questo contesto, ha avuto grande impulso la telemedicina, la combinazione di tecniche mediche e informatiche che permettono di fornire servizi a distanza.

Di certo non una novità assoluta, ma una pratica che prima delle necessità imposte dalla pandemia faceva fatica a imporsi in un contesto articolato e (giustamente) ricco di norme come quello sanitario.

Ma i vantaggi, chiari già prima della emergenza, sono diventati ancora più evidenti a partire da marzo, favorendo lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche in grado di supportare medici e pazienti nella lotta al Covid, ma non solo.

In questa situazione di grande urgenza anche SDG Group ha cercato di spingere al massimo le opportunità offerte dall’applicazione dell’Artificial Intelligence alla telemedicina e, sotto la diretta supervisione da parte del Global CEO Luca Quagini, ha dedicato le sue migliori risorse per lo sviluppo di due soluzioni che, a partire dalla raccolta, analisi e monitoraggio dei dati, garantiscono diverse possibilità applicative, in molti contesti.

 

La telemedicina pre-Covid

Il Covid, nel settore sanitario come in altri ambiti, ha permesso di accelerare un processo che era in corso da tempo. “Prima di questa accelerazione - ci ha spiegato Luca Quagini - la diffusione di queste tecnologie era stata limitata sia dalle abitudini di medici e pazienti, sia da alcuni aspetti normativi e contrattuali, che non permettevano di considerare le visite in remoto come equivalenti a quelle in presenza. Da questo punto di vista, l’emergenza ha portato gli enti regolatori dei servizi sanitari centrali alla stesura di alcune linee guida, che una volta recepite dalle entità locali, stanno permettendo di sbloccare la situazione”.

Oltre alle questioni normative, però, c’erano dei limiti tecnologici che SDG, anche grazie al supporto di partner tecnologici all’avanguardia in questo campo, è riuscita a superare. “Non esistevano ancora soluzioni in grado di monitorare a distanza, in tempo reale e con precisione, i parametri vitali del paziente, senza l’ausilio di dispositivi medici da connettere ai propri devices mobili – ha spiegato Quagini -. Spesso era il paziente che doveva raccogliere in autonomia i dati e riferirli al medico o, in alternativa, dotarsi di dispositivi specifici da applicare allo smartphone. Questi, però, spesso sono costosi e rendono più complessa la logistica e la connettività immediata del servizio da parte dell’utente che, a quel punto, tende a preferire le modalità tradizionali. Le nostre soluzioni, al contrario, si propongono di rendere il teleconsulto e il monitoraggio estremamente semplici e senza bisogno di alcun ulteriore dispositivo oltre il proprio smartphone”.

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“DocDot”: telemedicina con il medico al centro

DocDot è nata per fornire un servizio di telemonitoraggio, teleconsulto e teleprescrizione a distanza, durante l’emergenza. “È la prima applicazione che abbiamo finalizzato, poco dopo lo scoppio della pandemia – racconta Quagini. - Siamo riusciti a trasformare un prodotto ancora in fase sperimentale, sviluppato da una startup israeliana, in un sistema applicabile da subito in diversi contesti. Questo è stato possibile grazie all’aiuto dei nostri advisor medici e dai nostri data scientists, che insieme a un team di una ventina di esperti di visual analytics ci hanno permesso di sviluppare DocDot.”.

L’idea è stata quella di puntare sull’integrazione di diverse tecnologie in un'unica soluzione. “DocDot, integra, tra gli altri componenti, un’app di fotopletismografia, che consente il monitoraggio remoto in real-time dei parametri vitali fondamentali nella diagnosi di problematiche respiratorie come saturazione dell’ossigeno, ritmo respiratorio, frequenza cardiaca e variabilità del battito, il tutto utilizzando semplicemente la fotocamera dello smartphone e l’intelligenza artificiale, che trasforma dei semplici segnali luminosi in misure”.

Ma non è tutto: “Abbiamo sviluppato un sistema integrato, costituito da un servizio di teleconsulto e da una dashboard, in grado di raccogliere le misure, elaborarle ed estrarre le indicazioni necessarie ad un primo triage, e di definire una schedulazione delle visite e della gestione dei pazienti. SDG non offre solo la soluzione, ma anche il supporto infrastrutturale e di data management e la modellazione degli algoritmi di advanced analytics per le analisi e gli usi di tipo preventivo”.

Attenzione, non si tratta di sostituire l’uomo con la macchina, tutt’altro: i medici sono al contrario il motore principale di questa soluzione! “Il medico non solo è al centro del sistema, ma è anche abilitato a migliorare il proprio servizio e a vedere ulteriormente valorizzato il proprio ruolo. La nostra è una soluzione a disposizione dei medici: è il medico che invita il paziente a scaricarla ed è sempre a lui che spetta l’analisi delle misurazioni e il teleconsulto. L’intelligenza artificiale e i dati, da soli, servono fino a un centro punto. La filosofia con cui è stata sviluppata è esattamente opposta all’approccio “dottor Google”, con cui oggi molti si informano sulle questioni sanitarie, o rispetto ai sistemi di assistenza con call center più o meno qualificati e chatbot: sulla salute non si può scherzare. La competenza e la responsabilità del medico è centrale”.

 

“Back to work”: tornare al lavoro (e non solo) in totale sicurezza

La lenta e graduale ripresa nasconde numerose insidie. Proprio per garantire un ritorno al lavoro e ai luoghi di incontro in totale sicurezza, a SDG abbiamo lavorato anche a un’altra soluzione, “BacktoWork”. “In questo caso – spiega Quagini - non si tratta di abilitare una visita digitale, ma controllare le condizioni di salute per monitorare gli ingressi o le uscite da luoghi specifici, come potrebbero essere quelli di lavoro. Si utilizzano quindi alcune misurazioni relative allo stato di salute, effettuate in tempo reale e per circa 30 secondi, per controllare che le persone rientrino nei requisiti richiesti”.

Con questo applicazione SDG si propone di creare un sistema integrato da inserire nei contesti aziendali, con un costo di sottoscrizione di pochi euro che varia a seconda del numero di utenti: “Per le organizzazioni c’è la possibilità di integrare BacktoWork al sistema di rilevazione del personale, offrendo così un controllo immediato del contesto aziendale, in grado di segnalare tempestivamente potenziali situazione di rischio.”

 

Dai medici alle aziende: a chi si rivolgono i servizi

Ambiti di applicazioni diversi e trasversali a molti settori fanno di queste applicazioni due prodotti a cui guardano con interesse realtà e soggetti differenti.

“DocDot – racconta Quagini - al momento ha suscitato l’interesse dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dei Medici di Medicina Generale, di diverse sistemi sanitari regionali. Ma anche il mondo delle assicurazioni si è dimostrato molto interessato a queste pratiche, che potrebbero integrarsi ai loro prodotti e servizi di prevenzione e assistenza e offrire applicazioni che vanno ben oltre l’emergenza Covid”.

BacktoWork, invece, ha un target più definito: “Grandi aziende, strutture con grandi flussi di persone come gli hotel o attrazioni turistiche, stazioni e aeroporti, eventi e così via. I settori sono davvero molti”.

 

L’eredità del Covid-19: oltre l’emergenza

L’accuratezza delle applicazioni sta crescendo e in alcuni Paesi DocDot ha ottenuto la certificazione come device medico. “Anche in Europa e Stati Uniti stiamo lavorando per ottenere le certificazioni necessarie. L’obiettivo è quello di implementare la nostra soluzione, con alcune misurazione che la renderanno ancora più utile e funzionale anche al di fuori dell’emergenza Covid”.

L’idea, infatti, è quello di estendere le funzionalità dell’app anche per i malati cronici e quella parte di popolazione che viene definita fragile, come gli anziani. “C’è un tema importante anche di riduzione dei costi per il sistema sanitario e per le assicurazioni, con interventi a distanza di prevenzione, monitoraggio e assistenza che vanno a ridurre le ospedalizzazioni”.

Inoltre, c’è un concetto importante legato alla territorialità: garantire le cure immediate anche a chi vive fuori dai centri urbani e quindi lontano da grandi strutture ospedaliere. “In questi contesti – spiega Quagini - la nostra soluzione offre un grande valore. Ci stanno contattando centri e fondazioni dedicate al trattamento e all’assistenza di alcune aree terapeutiche specifiche”.

Ultimo, ma non per importanza, è il tema relativo alla creazione di una banca dati e del valore che le informazioni assumono se raccolte, aggregate e analizzate. “C’è interesse da parte di tutti, sia nel pubblico che nel privato – conclude Quagini - a capire trend ed evoluzione della gestione del sistema salute nel suo complesso: le analisi statistiche dello stato di salute delle persone, sempre nel rispetto della privacy, offrono informazioni importanti su più livelli, sia su quello della governance sia su quello della ricerca medica e farmaceutica”.

 

Ma come funzionano, nello specifico, DocDot e BacktoWork? Quali sono le tecnologie che utilizzano?
A settembre sono in programma due webinar che hanno l’obiettivo di presentare le soluzioni, il loro funzionamento e gli ambiti di applicazione.