Sono tante le tecnologie coinvolte nella lotta al Coronavirus. Tra queste ce n’è una che potrebbe uscirne rafforzata e più matura: la blockchain
23 Apr, 2020

Sistemi di intelligenza artificiale, robotica, stampa 3D, realtà virtuale: sono molte le tecnologie impiegate nella lotta al nuovo Coronavirus. Tra queste c’è anche la blockchain, che oltre a rivelarsi utile nell’immediato, potrebbe trovare in questa emergenza un’occasione di crescita e l’opportunità di diffondersi su larga scala.
Dalla supply chain all’ambito sanitario, dal mondo assicurativo alla pubblica amministrazione, sono tanti i settori che potrebbero beneficiare di questa innovazione che permette tracciabilità, trasparenza e validazione dei dati, sempre nel rispetto della privacy.

In SDG Group da anni crediamo e investiamo in questa tecnologia, applicandola a vari contesti e a diverse industry.


Blockchain: oltre ai Bitcoin c’è di più

Tutti hanno sentito parlare di criptovalute e, in particolare della più famosa, il Bitcoin. Molti, invece, ignorano che queste nuove monete digitali siano basate su una tecnologia, la blockchain, che potrebbe avere un ruolo sempre più importante in diversi settori. A frenare la diffusione di questa tecnologia, dunque, c’è un problema di tipo culturale: in pochi la conoscono e ancora meno sono quelli che ne hanno compreso il funzionamento.
Proviamo a fare un po’ di chiarezza: si tratta di un archivio elettronico dove vengono scritte informazioni di varia natura. Questo registro non si trova fisicamente da nessuna parte, perché è condiviso tra diversi nodi della rete, i blocchi della catena (da cui deriva il nome block-chain), e per questo motivo viene detto decentralizzato. Proprio per questa struttura, il registro è immutabile: non può essere modificato senza il consenso della maggioranza della rete e chi lo utilizza può inviare le informazioni digitali, ma non una loro copia.
Si tratta di una tecnologia recente, nata nel 2008 su iniziativa di una persona o un gruppo di persone conosciute con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, di cui ancora oggi non si conosce la vera identità. Nakamoto ha ideato la blockchain come sistema alla base del funzionamento del Bitcoin, ma questa tecnologia oggi ha vita propria e sta trovando applicazione in molti settori, risolvendo alcuni problemi come scalabilità, privacy, trasparenza e tracciabilità.

La crisi in atto ci ha mostrato come digitalizzare, decentralizzare e sburocratizzare alcuni processi possa essere fondamentale per il prossimo futuro, in contesti di emergenza ma non solo. Ma quali sono i settori che potrebbero beneficiare maggiormente di questa rivoluzione? Ne abbiamo parlato con i nostri esperti Maurizio Sanarico e Stefano Bertocchi, Chief Data Scientist e Blockchain Advisor di SDG Group.


Supply chain, digitalizzare le catene di distribuzione

Uno dei settori che potrebbero beneficiare maggiormente di questa tecnologia è quello della supply chain e una conferma arriva anche dal World Economic Forum, che ha di recente sottolineato come una digitalizzazione basata su blockchain possa aiutare le catene di approvvigionamento in contesti di crisi. La supply chain, infatti, sta subendo un grosso impatto dalle interruzioni di produzione e distribuzione causate da questa emergenza, con ingenti danni per tutti gli attori coinvolti, sia sul fronte dell’'offerta sia su quello della domanda, e conseguenze sul sistema economico mondiale.
Questo è dovuto anche ad alcuni meccanismi insiti nella supply chain per come è strutturata oggi. Spesso, infatti, per ragioni di privacy e per logiche di mercato i fornitori conoscono solo i loro interlocutori diretti e non l’intero processo: in sostanza una singola interruzione rischia di far saltare tutta la catena e il problema si aggrava ulteriormente quando le merci devono transitare da diversi Paesi. Un sistema che fatica a reggere di fronte a uno shock come quello attuale.

L’emergenza del nuovo Coronavirus ha portato alla luce questo e altri limiti del sistema, che la blockchain potrebbe in parte permetterci di superare. In particolare, potrebbe rivelarsi preziosa per garantire la value chain, catena di valore, in settori che hanno particolari necessità: il food per verificare la provenienza e la freschezza dei prodotti, il fashion per certificare la qualità e combattere la contraffazione, e la logistica, per snellire i processi di accettazione e le pratiche doganali.


Il ruolo della blockchain in alcuni settori strategici

“In SDG siamo molto concentrati sul tema del tracciamento – spiegano Sanarico e Bertocchi – per combattere la contraffazione, attestare la provenienza, certificare le informazioni e tutelare la filiera. Alla base di tutti questi ambiti di applicazioni c’è sempre un unico filo conduttore: la certificazione e la trasparenza dei dati”.  

Un elemento, quest’ultimo, che a seconda delle industry trova espressione in diversi elementi. “Per il settore food and beverage – proseguono - il tracciamento permette di tutelare la provenienza e la freschezza in tutta la filiera”.
Per farlo, è necessario integrare questa tecnologia a sistemi di sensori che permettano di individuare e controllare tutti i passaggi e questo non è sempre semplice. Ma la blockchain permette anche di risalire più facilmente agli errori. “È fondamentale che la fonte del dato sia affidabile, se no il rischio è di registrare in blockchain informazioni non corrette. Dall’altro lato, però, grazie all’immutabilità del dato è comunque più facile risalire alla contraffazione e gestire i provvedimenti”.
Una completa trasparenza, dunque, che offre numerosi vantaggi per la filiera ma nasconde anche delle insidie: “Grazie alla blockchain i cittadini potrebbero essere molto più informati sui prodotti che acquistano e consumano. Questa potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, le aziende dovranno essere in grado di gestire questi aspetti anche sul piano della comunicazione”.

Per il tracciamento, SDG ha introdotto l’utilizzo di microchip, considerati più affidabili di altri sistemi come, per esempio, il QR Code. “I codici utilizzati più spesso oggi – spiegano - sono replicabili mentre con i microchip, che sono una tecnologia “attiva” e non craccabile, siamo in grado di vincolare ancora di più il prodotto alla sua supply chain. In questo modo, il prodotto a cui è attribuito il dato non può essere sostituito o modificato: si ha la certezza della sua validità, con la massima trasparenza e, allo stesso tempo, riservatezza”. Sul piano della logistica, inoltre, non è da sottovalutare la semplificazione delle pratiche doganali per il libero scambio delle merci. “L’utilizzo della blockchain potrebbe tracciare facilmente la provenienza del prodotto, confermare la sua natura rispetto a quanto comunicato dal trasportatore e bloccare facilmente la diffusione di falsi che sono sempre più difficili da individuare da un occhio non esperto”.
Un altro settore che potrebbe beneficiare in modo importante dell’introduzione su larga scala di questa tecnologia, infatti, è quello della moda, dove è lotta aperta alla contraffazione e in cui la qualità e la tutela del marchio sono aspetti centrali. 

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Dalla sanità alla pubblica amministrazione: è tempo di cambiamento

L’emergenza in atto ci ha messo di fronte a un limite che non avevamo mai vissuto: quello del contatto sociale e della relazione personale, su cui si basano praticamente tutte le azioni che facciamo: dalla più semplice delle visite mediche fino alla compilazione e registrazione di pratiche burocratiche e amministrative.

La blockchain, grazie alla possibilità di condividere e validare dati in forma pseudo-anonima, offre soluzioni anche sotto questi punti di vista.

“La blockchain è agnostica e democratica – proseguono Sanarico e Bertocchi -. Permette di rendere in forma anonima una serie di informazioni, pur certificandone la validità e l’originalità. Questo è particolarmente interessante a livello sanitario, anche in riferimento a nuovi sistemi tecnologici per le diagnosi a distanza: gestire in questo modo le informazioni permette di tutelare la riservatezza di dati sensibili e, allo stesso tempo, la salute pubblica e quella dell’individuo. Inoltre, sempre nel contesto sanitario è interessante un’applicazione della blockchain in relazione alle pratiche assicurative: offrirebbe l’accesso a servizi e fondi, pur garantendo la privacy della persona malata. Stiamo lavorando a un nuovo progetto che va proprio in questa direzione”.

Gli aspetti assicurativi potrebbero essere gestiti quindi attraverso i cosiddetti smart contract, forme contrattuali registrate su blockchain che potrebbero essere utilizzate per certificare le informazioni anche in altri contesti amministrativi, portando a una sburocratizzazione dei servizi e permettendo di gestire in modo automatizzato alcune operazioni finanziarie, come quelle di micro-credito.

L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 ha messo in luce alcuni limiti dei modelli attuali e ha sottolineato l’esigenza di digitalizzare e sburocratizzare processi e pratiche. Gli strumenti tecnologici sono già a nostra disposizione: la blockchain in questo senso rappresenta la risposta a numerosi problemi e potrebbe trovare in questa crisi un importante volano per rilanciarsi. Prima, però, oltre a continuare a migliorare questa soluzione sul piano tecnologico dobbiamo superare alcuni limiti culturali. Un’innovazione diventa disruptive e in grado di portare reale cambiamento solo quando riesce a raggiunge un numero elevato di utenti. La scalata della blockchain è iniziata.