Cinquantasei under 30 assunti l'anno scorso direttamente con un contratto, senza passare attraverso lo stage: per questa performance SDG, società italiana di Management Consulting in ascesa con un organico ad oggi di 220 dipendenti, ha ottenuto lo scorso giugno l'AwaRdS per la migliore “assunzione diretta di giovani. Al momento della consegna del premio, durante l'evento Best Stage 2019, Riccardo Beltrami – Chief Operating Officer e partner di SDG – ha annunciato che l'azienda ha intenzione di fare ancor meglio l'anno prossimo: ci sono in programma infatti altre cento assunzioni per l'anno fiscale da poco iniziato, che per SDG va da luglio 2019 a giugno 2020.

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Cento assunzioni dunque: un piano di espansione significativo che mira ad incrementare del 30-40% l'organico complessivo nell'arco di un anno. Cento assunzioni che equivalgono a cento opportunità per altrettanti giovani e che per l'azienda comportano un impegno straordinario: non a caso in tutte e quattro le città dove SDG ha le sue sedi – Verona, Milano, Firenze e Roma – sono in corso lavori per ampliare gli spazi. Poco prima dell'estate a Milano l'azienda ha aperto un altro ufficio in via San Gregorio, che si affianca a quello in via Vitruvio; a Roma sono stati appena rinnovati e allargati gli uffici di via delle Montagne Rocciose, all'Eur, mentre i dipendenti SDG di Firenze a breve lasceranno la sede attuale per sportarsi sempre in via Paisiello, ma pochi numeri civici più in là, dove troveranno spazi raddoppiati: «E anche a Verona», città dove SDG è nata, «sarà approntata una “appendice”, perché stiamo raggiungendo la capienza massima!» dice Beltrami alla Repubblica degli Stagisti: «Ci prepariamo a creare gli spazi per i futuri inserimenti». Anche perché la compresenza in ufficio tra junior e senior è fondamentale: «Il contatto crea crescita professionale».

L'attenzione alla formazione è in effetti uno dei pilastri di SDG, che opera nella non semplice area del Business Analytics e Big Data management. Chiunque entri in azienda da junior viene coinvolto nella “Analytics Academy”, un percorso formativo a diversi step, gestito internamente e aperto a stagisti e dipendenti. «C’è un grade 0 in cui si iniziano a introdurre concetti di base del mondo degli analytics, il modello di controllo di un’azienda, lo schema dei processi, che cosa sono le performance e come i dati possono aiutare a migliorarle» spiega Beltrami. «Nella fase 1 si entra in approfondimenti specifici su determinati temi tecnologici da una parte, e di industry dall’altra. Il grade 2, infine, è quello in cui creiamo la specializzazione vera e propria: da lì uno esce con la dicitura “subject matter expert”, ovvero esperto con una compenza specifica in un determinato argomento; un’etichetta che trova anche riscontro nella sua posizione all’interno dell’organizzazione».

Ciascuno dei “grade” dura un anno, con intensità diverse. «Il grade 0 è un misto tra didattica frontale con la presenza di alcuni tutor e didattica online su una nostra piattaforma su cui abbiamo caricato dei video ed elementi di valutazione» racconta Beltrami: «Dal grade 1 in avanti è tutta didattica esclusivamente frontale, perché non parliamo più di argomenti che possono essere affrontati online: devono essere spiegati e capiti in una modalità un po’ più tradizionale». Per i neoassunti indicativamente un giorno alla settimana è dedicato alla formazione: «Investiamo 52 giorni, nel primo anno, in formazione. Questo non vuol dire che tutte le settimane vi sia un giorno di formazione, perché c’è una induction iniziale dura una trentina di giorni: per un mese, insomma, si sta in aula». Ovviamente non tutti partono dallo stesso livello: «Uno studente proveniente da un percorso Stem può non avere bisogno di svolgere tutta questa formazione, mentre magari l’economista sì». In ingresso viene valutato il livello di competenze di ciascuno e viene deciso da quale punto del percorso di Academy dovrà partire.

Non sorprende, con questa attitudine, che SDG lavori con particolare intensità a consolidare rapporti con le università: «Lavoriamo di più con i dipartimenti dell’area Stem, abbiamo tante collaborazioni attive» – nell'area milanese con Politecnico di Milano, Bicocca, Statale, università di Pavia, Bocconi; nell'area del nord est con le università di Verona, di Trento, di Padova e Vicenza, di Trieste, e prossimamente anche Ca Foscari; al centro con le università di Firenze e di Pisa, in particolare col dipartimento di informatica. «Stiamo attivando anche collaborazioni con università più distanti, in particolare Reggio Calabria e Bari» dice Beltrami: «Oltre a costruire delle relazioni con i placement, facciamo parte della struttura didattica di diversi corsi che si stanno focalizzando sul tema del data analytics. Molte università stanno creando questi percorsi ibridi tra informatica, economia e statistica, che puntano proprio a creare la figura del data analyst» spiega il manager: «Noi siamo coinvolti nella progettazione di questi corsi e nella didattica. Il valore aggiunto per l’università è avere un partner che riesce a portare in aula gli strumenti - i software - e i casi dei clienti: quindi loro ci mettono la parte accademica, noi la parte pratica».

Da questi bacini universitari, naturalmente, SDG pesca molti dei suoi candidati. «Fino a poco tempo fa il nostro target era esclusivamente la laurea specialistica, ma ora abbiamo cominciato a offrire opportunità anche a laureati triennali» racconta Riccardo Beltrami: «Stiamo anche valutando il percorso formativo “ITS”. Ce ne sono in particolare alcuni legati all’area tecnologica con cui stiamo avviando collaborazioni, inserendoci nell’area didattica per sviluppare un percorso che mira a crerae competenze nell’area analytics».

Delle cento assunzioni appena avviate, l’ottanta per cento almeno riguarderà «giovani neolaureati che entrano come prima esperienza in consulenza», mentre il 15-20% «figure già con una certa esperienza o con delle competenze specifiche». E se è vero che la maggior parte riguarderà neolaureati magistrali, ci sono anche opportunità per persone con background formativi diversi. «Cercheremo di concentrare le assunzioni nel periodo che va da adesso alla fine dell’anno» anticipa Beltrami. In linea generale, i candidati a cui SDG guarda con più interesse sono «persone con un background formativo in informatica, tecnologia, nell'area analitica; ci interessano le lauree in fisica, statistica, matematica, informatica, più le varie ingegnerie, fino ad arrivare alle varie economie».

E le ragazze? Ad oggi in tutto il settore della consulenza non c'è un gender balance equilibrato tra dipendenti uomini e donne: in linea generale la media negli organici è solitamente 18-20% donne e 80-82% uomini. «La nostra media è quella di tutte le altre società di consulenza» conferma Beltrami «ma se guardiamo solo la fascia più giovane abbiamo una percentuale molto più alta di quote rosa, siamo al 35%; è un cambiamento che abbiamo avviato negli ultimi due anni e quindi non ci può essere un effetto immediato su tutto l’organico naturalmente, ma abbiamo iniziato un percorso».

Maschi o femmine che siano, i potenziali candidati devono parlare bene l’inglese, avere una motivazione forte ad entrare in un ambito di consulenza internazionale, un orientamento da un lato agli analytics e dall’altro al problem solving, e un'attitudine a lavorare bene in gruppi «anche liquidi», specifica Beltrami, «comunità che magari fisicamente lavorano a distanza». Altre caratteristiche imprescindibili: essere dinamici, interessati alle nuove tecnologie, e avere una mentalità più da “startupper” che da semplice impiegato.

Dell'ottantina di profili junior che verranno accolti nei prossimi mesi in SDG, circa la metà verrà inserita in stage – le condizioni offerte dall'azienda, che fa parte dell'RdS network, sono ottime: 900 euro di rimborso spese mensile, senza differenziazione tra tirocini curricolari ed extracurricolari, più buoni pasto da 5,20 euro al giorno e notebook aziendale. Invece «chi ha un percorso molto vicino al nostro, come chi proviene da studi Stem, entrerà probabilmente già con un contratto». L'inquadramento che SDG usa per assumere post stage è quasi sempre l'apprendistato professionalizzante: «Il nome “apprendistato” può può sembrare troppo distante dal settore della consulenza, ma io sono convinto che il periodo dei primi due anni sia di fatto una fase nella quale si apprende. Dunque il nome può suonare male, ma in effetti è veramente coerente con quello che viene fatto».

Anche se poi non tutto, come sempre, è rose e fiori: «L’apprendistato prevede una formazione trasversale obbligatoria che può risultare non particolarmente utile» ammette Beltrami. Fortunatamente su questo punto, «avendo un numero significativo di apprendisti, abbiamo definito degli rapporti di collaborazione con gli enti regionali che si occupano di formazione trasversale e creato un percorso vicino alle nostre esigenze. Quindi anche queste ottanta ore cerchiamo di non buttarle via, ma di fare in modo che sia una formazione utile, e non soltanto obbligatoria».

L'azienda sta cominciando a guardare con interesse anche all'apprendistato di terzo livello: «Stiamo valutando apprendistato di “alta formazione e ricerca” di 24 mesi» conferma Beltrami «in particolare per chi proviene da percorsi formativi più vicini al nostro ambito di competenze». L'apprendistato di terzo livello va progettato insieme alle università: «Certo, ci sarebbero probabilmente da gestire delle procedure dedicate con le università, ma probabilmente è il modello più coerente per come siamo noi oggi».

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Sep 09, 2019