L’imperativo Big Data

L’imperativo Big Data

Si è parlato e si parla tantissimo nel web di Big Data, numerosi sono i report che ne testimoniano la crescita e la diffusione nel mondo enterprise e delle start-up nate attorno a questo tema. Ma qual è la reale situazione del Big Data in Italia?

Innanzitutto l'interesse verso il Big Data è sempre più rivolto alle analytics trainate da iniziative imprenditoriali che necessitano di un modello per il calcolo delle performance. Gestire progetti Big Data richiede però figure professionali con competenze verticali verso nuovi modelli di governance come i Data Scientist e i Chief Data Officer. L'interesse dello stivale verso i Big Data Analytics cresce, con un budget di spesa del 25% rispetto l'anno precedente. In generale potremmo dire che il budget di spesa è destinato per l'83% a soluzioni di Performance Management & Basic Analytics e solo il 17% alle Advanced Analytics (predictive, forecasting, e data mining).

Le aree di maggiore interesse dei Big Data Analytics sono l'accessibilità mobile, le analitiche in-memory, le social analytics e le analisi real-time e near-real-time. Gli ambiti progettuali ad oggi che fanno uso di BDA&BI sono principalmente CRM Analytics, Finance & Accounting, Top Manager Dashboard, soluzioni verticali per il business e Supply Chain Analytics. Le aree emergenti, ovvero quelle che aumenteranno il livello di adozione nei prossimi anni sono la Social Intelligence, la Customer Experience, Secutiry & Legal e Human Resources.

Tuttavia nonostante il termine Big Data viene sempre più associato ai dati di tipo destrutturato, è anche vero che le organizzazioni italiane ricorrono a dati tradizionali, ovvero quelli strutturati in database, per i progetti BDA: infatti l'83% dei dati sono di tipo tradizionale. Le opportunità però nascono proprio da solo quel 50% dei dati disponibili nei sistemi aziendali utilizzati per progetti di BDA&BI.

Sfortunatamente ciò che frena l'adozione di queste nuove soluzioni non è la tecnologia, ma sono motivazioni di tipo culturale e organizzativo, che per loro natura fanno da traino alla tecnologia. Le principali cause sono infatti la mancanza di commitment da parte del top management, la scarsa conoscenza dei benefici e la carenza di figure professionali adeguate. Le motivazioni che spingono l'adozione di soluzioni BDA&BI sono:

  • 73% l'ottimizzazione dei processi aziendali esistenti,
  • 57% l'incremento dell’efficacia e dell'efficienza del processo decisionale
  • 54% desiderio di migliorare le azioni di marketing.

I numeri non sono certo rassicuranti. SDG Consulting ha però aumentato e diversificato le figure professionali al suo interno per poter far fronte alle nuove sfide di mercato. SDG crede in queste sfide e aiuta i propri clienti fornendo loro consulenza e professionalità a supporto a questo processo di cambiamento, che come abbiamo visto è più di tipo culturale che tecnologico, seguendoli e valutando assieme a loro soluzioni, opportunità e ritorni nell'investimento.

 

Fonte dati: www.osservatori.net

 

30/Mar/15
Mattia Boldrin
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