Business Discovery: conosci davvero il tuo business?

Business Discovery: conosci davvero il tuo business?

I dati da soli non bastano: occorre focalizzare l’attenzione sulle loro correlazioni finalizzate alla creazione di business per cogliere le molte opportunità offerte dai big data.

Il vero problema dei big data è che non si dovrebbe parlare di big data. Dovremmo parlare di business o di soluzioni per migliorare e aumentare il business. I big data sono importanti, ma da soli non bastano per comprendere il mercato. La capacità di gestire tanti dati non serve a nulla se non riusciamo a correlare, a mettere insieme informazioni disomogenee finalizzate alla creazione di business, uscendo dalla gabbia mentale per cui un dato è un dato solo se è un numero.

Si inserisce qui il concetto di analisi in-memory e di tutto ciò che oggi viene chiamato Business Discovery.
È un passaggio importante, che consente non solo l’analisi del dato, ma la fruizione dello stesso con logiche di navigazione totalmente libere e creative, sempre più simili a quanto sperimentiamo ogni giorno nella navigazione in Internet, sempre più lontane da quello che è il normale e tradizionale reporting. Un terzo concetto importante è quello di Advanced Analytics, che aumenta il nostro livello di comprensione del mercato e del cliente con dati ed esperienze in grado di costruire nuove strategie di marketing e di vendita.

Facciamo qualche esempio pratico: un’impresa attiva nel settore automotive che voglia generare nuovo business focalizzando l’azione commerciale sul cliente finale non dovrà solo fare pushing sui concessionari perché vendano di più, ma dovrà vendere di più generando direttamente nuove opportunità. E per farlo
potrebbe incrociare dati di officina con i dati di vendita, utilizzare le informazioni sul cliente, acquisire e integrare informazioni su preventivi e mancate vendite, utilizzare Internet come canale di comunicazione e colloquio.

Un’azienda retail, invece, potrebbe usare la tecnologia per riconoscere un cliente che entra in un punto vendita nel momento stesso in cui attraversa le barriere antitaccheggio, seguendone gli spostamenti e, allo
stesso tempo, navigare nei social media per conoscere i suoi gusti e aspettative, incrociando questi dati con ciò
che ha comperato in precedenza. Il tutto per calcolare in tempo reale la marginalità, individuare l’assistente di
vendita più appropriato per aiutarlo od orientare e migliorare la sua esperienza di acquisto.

Ma siamo davvero sicuri che le varie funzioni aziendali utilizzino tutti questi dati in modo corretto, finalizzandoli alle nuove vendite e non solo al monitoraggio della rete e del mercato? Siamo sicuri che queste
informazioni costituiscano veramente un asset strategico per tutta l’organizzazione?

Possiamo lavorare senza big data, senza analisi in-memory, senza modelli statistici e predittivi.  Possiamo utilizzare vecchie e nuove tecnologie in modo frammentato per risolvere problemi specifici. Possiamo continuare a vendere come ieri e oggi. Ma non stiamo perdendo occasioni concrete per vendere di più e meglio solo perché non vogliamo vedere ciò che realmente potremmo fare?

 

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12/Mar/14
Giorgio Moresi
Head of Visual & Analytic Area